Ipercorpo 2017

Perchè usare una parola così densa? Quale senso rispetto allo spettacolo dal vivo? Cosa rimane? Cosa è patrimonializzabile e perché?

Azzardare un percorso estraneo all’economia corrente dello spettacolo. Tentare di costruire una comunità piuttosto che cercare continue strategie per ingaggiarla. Chiedere a persone sconosciute di aprire la propria casa a un estraneo per pochi minuti, incontrandolo. Cercare famiglie che insieme ad artisti lavorino alla costruzione della propria storia. Percorrere un viale monumentale scoprendo che lo spazio pubblico non è più il luogo in cui le informazioni vengono distribuite. Riportare alla luce un mural dimenticato che racconta di esilio, lanciando dal passato un interrogativo che ci costringe a ripensare il futuro. Restituire alla parola “simposio” la sua dignità e dedicare intere giornate ad agirlo. Attraversare il muro del suono indistinto, vedere nell’oggi dove la nota rimbalza e confligge. Ascoltarne il canto, organizzarne il rumore. Tacere persino. E poi gridare che siamo stanchi di comunicazione, che invece ci serve la creazione, come atto concreto di resistenza al presente.
Immaginare i teatri, le sale da concerto, gli spazi per l’arte, come palestre di partecipazione alla vita democratica. Fra i pochi luoghi in cui invece di essere clienti o consumatori si rischia davvero di diventare cittadini. Scoprire che le immagini che tentiamo di costruire e restituire sono in fondo il nostro autoritratto. La nostra identità, il nostro modo di vedere il mondo, la nostra capacità o incapacità di capirlo, amarlo, affrontarlo, cambiarlo, tramandarlo. E’ ancora possibile un autoritratto collettivo e condiviso?

Città di Ebla

Scopri il programma del festival